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Carissimi associati,

presentando lo sport in dialogo con la Chiesa, Paolo VI diceva: «La Chiesa considera il corpo umano come il capolavoro della creazione nell’ordine materiale. Ma al di là dell’esame fisico e delle meraviglie che si nascondono in esso, ritorna il corpo alla sua origine, e si volge a Colui che l’animò di un “soffio di vita”, come dicono le Scritture, e ne fece la dimora e lo strumento di un’anima immortale. A questa prima dignità che il corpo trae dalla sua origine, si aggiunge agli occhi del credente quella che gli conferisce l’essere redento da Cristo e che consente a San Paolo di esclamare: “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?… O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (1 Corinti 5,15). C’è ancora di più agli occhi del cristiano: questo corpo fisico e votato alla morte, noi sappiamo che un giorno risusciterà per non morire più. “Io credo nella risurrezione dei morti” professa la Chiesa nella sua professione di fede. E’ il Cristo che l’ha promesso: “Chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno” (Giovanni 11,26). “E’ venuto il momento, ed è questo, in cui i morti in Cristo udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata vivranno” (Giovanni 5,25). Ecco alcuni brani, attraverso i quali la Rivelazione ci insegna la grandezza e la dignità del corpo umano, creato da Dio, da Lui riscattato, e destinato a vivere eternamente con Lui.

La Rivelazione biblica e la fede cristiana presentano una visione positiva del corpo umano, ponendo le basi per una sua piena valorizzazione. Nella corporeità, infatti, si riflette e si dice la sapienza creatrice di Dio; di essa, nel grembo verginale di Maria, arca dell’alleanza e nuova Eva, si riveste il Verbo della vita, ponendo la sua tenda tra gli uomini; in essa risplende la Risurrezione del Signore, vittoria definitiva sulla morte, e la fede canta la propria speranza, come professiamo nel Credo: «Aspetto la risurrezione della carne e la vita del mondo che verrà».

L’attenzione alla corporeità manifesta in modo concreto il grande rispetto che si deve avere per il valore della vita. Non mancano, tuttavia, anche a questo proposito rischi e deviazioni. Si deve registrare, purtroppo, il crescente ricorso a una medicalizzazione sospetta o inquinata. La corporeità, sganciata dall’unità propria dell’uomo e ridotta a cosa o strumento, è calpestata nella inestimabile dignità che le è propria, in quanto essa è costitutiva della persona umana. La sua stupenda armonia non esalta l’immagine originaria del Creatore, ma viene deformata e asservita alla schiavitù del risultato. E’ compromessa o negata la virtù della lealtà, che fa della competizione sportiva un campo di espressione dei talenti di ciascuno e di lode a Colui che li ha donati. La luminosa capacità educativa e promotrice della persona propria dello sport, si rovescia allora nella tenebra di una controtestimonianza diseducativa. Anche questa, a suo modo, è una forma di impudicizia (cf 1 Corinti 6,13).

L’attenzione al corpo, alla sua efficienza e al suo aspetto caratterizza la mentalità d’oggi. Ma tra la motivazione igienica e quella estetica – di per sé legittime e giuste – si insinua, non poche volte, una forma ambigua e decadente di narcisismo, che stoltamente rimuove il senso del limite e insegue il mito dell’eterna giovinezza.

Il corpo, luogo della relazione con se stessi, con l’altro e con il mondo – nonché con Dio stesso -, è esposto alla perdita del suo autentico significato. Per questo lo sport può diventare esso stesso fattore di alienazione e di schiavitù della persona; ma, all’opposto, può anche costituire un’occasione privilegiata di riscatto e promozione dell’uomo, fino a iscriversi in quel “culto spirituale” di cui parla l’apostolo Paolo: «Vi esorto, dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio» (Romani 12,1).

Inoltre vorrei augurarvi in questo tempo pasquale di poter vivere nella luce del Signore con tutti i sentimenti che la Santa festività porta in sè

 

DON SALVATORE CUBITO 

Consulente Regionale