News

Post

Il Punto

Irpef. Estendiamo la detrazione ai disabili maggiorenni

Ci sono aspetti della società contemporanea, tanto vituperata e sottovalutata, che andrebbero riconsiderati con un po’ di calma e serenità.

Per esempio, quanto sono presenti, percepiti e amati oggi le persone con disabilità? Dapprima da noi socialmente isolate, spaventati come eravamo dalla impossibilità, dovuta alla nostra incapacità, di costruire una relazione stabile e bilaterale con loro, e che poi abbiamo “accolto” come “handicappati”. Le abbiamo in seguito considerate “quasi normali”, con una minore abilità, per poi arrivare finalmente al passo decisivo, quello della inclusione sociale: persone con “diversa abilità”. Diversa: non minore, non maggiore: diversa, perché nessuno al mondo è uguale all’altro. Lo ha detto anche Martina Caironi, una ragazza che corre i 100 e i 200 metri e salta in lungo molto meglio di me e di tantissimi “normodotati”.

Campionessa mondiale, olimpica, campionessa nella vita. Potremmo farne centomila di simili esempi. Non sono esercizi lessicali, ma parole o frasi che descrivono l’evoluzione del concetto di diversa abilità. Un tempo la società contava pochi diversamente abili, persone sopravvissute a fatiche spaventose fin dalla nascita, con una limitata aspettativa di vita. Oggi è diverso: possiamo condividere la nostra storia di ragazzi, giovani, adulti e anche di anziani, con molti diversamente abili. Abbiamo superato l’età della pietà per arrivare a quella della consapevolezza, della pari dignità e dei pari diritti, fra qualsiasi essere umano.

Ora è tempo di andare oltre: dal diversamente abile e dalla sua famiglia abbiamo molto da imparare: il senso della vita, il senso del limite umanamente accettabile perché condizione di partenza della persona. Potremmo imparare la fragilità che diventa inno alla vita, intensa gioia, seppure per pochi attimi rispetto ad un’esistenza difficile. Per noi, per i nostri figli, per i giovani e i non più giovani di oggi rappresentano degli educatori, attraverso l’esempio di una vita vissuta fuori dai tradizionali schemi più i voga: belli e giovani sempre, infallibili, immortali. Sono esempi che ci indicano la via della solidarietà vera, dell’amore vero, del rispetto della vita. Nessuno è bello per sempre. Nessuno è infallibile.

Nessuno è immortale. Adesso però è tempo di fare con loro un’esperienza sportiva a tutto campo.

Nel Csi c’è voglia di fare e progettare in questo senso. Tanta da permettersi di chiedere allo Stato di avere, nei confronti delle famiglie con persone diversamente abili, un atteggiamento propositivo. Ci sono tanti modi per facilitare la vita di chi ha qualche gradino in più da fare. Un modo è per esempio quello di riconoscerne la specificità familiare e includere la detrazione Irpef delle spese per attività sportive nel novero di quelle detraibili dal reddito anche nel caso di figli diversamente abili, ma maggiorenni.

Non sarebbe un grande sforzo economico per lo Stato. Ma sarebbe importantissimo per una famiglia poter detrarre il 19% di quanto speso per consentire al proprio figlio di fare attività sportiva con gli altri. Qualcuno potrebbe pensare che abbia a cuore il benessere psicofisico delle persone con diversa abilità, un benessere che migliorerebbe grazie allo sport. Vero, ma non è tutto qui.

Ho a cuore una società che si arricchisce di queste persone, fratelli e sorelle che rappresentano alla perfezione il senso vero della condizione umana.

Vittorio Bosio 

Presidente Nazionale CSI