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L’ Angolo del Presidente

A Palermo un’ordinanza di un giudice civile ha vietato le attività ricreative in un oratorio parrocchiale del centro di Palermo.

Questa decisione così drastica è esito di un ricorso presentato dagli inquilini dei palazzi che si affacciano proprio sul cortile dell’oratorio e per i quali il rumore dei molteplici palloni da gioco e gli schiamazzi dei bambini impegnati nel gioco sono divenuti “intollerabili”. A nulla è servito l’intervento dell’altrettanto vicina Casa di Cura secondo la quale i giochi in oratorio, lungi da arrecare disturbo, sono fonti di allegria per i pazienti in struttura.  A nulla il richiamo alla destinazione  degli spazi esterni dell’oratorio, donati nel 1955 per attività ludiche per i giovani frequentanti la parrocchia. A nulla ancora ribadire che le gare “rumorose” di calcio si svolgono solo quando previsto dai tornei del Centro Sportivo Italiano e quindi, non certamente, in modo confuso e disorganizzato. I bambini fanno rumore, i palloni anche e, a meno che non si provveda a costosissime opere di adeguamento e insonorizzazione delle mura del campetto, su quell’oratorio da alcune settimane è ormai calato il silenzio.

Senza entrare nel merito di una sentenza che certamente avrà i suoi elementi di legittimità, vale la pena almeno chiedersi perché non sia stato possibile trovare una soluzione, che nel rispetto della quiete dei vicini, continuasse a permettere ai bambini di fare quello per cui l’oratorio nasce, specie in quartieri fragili e privi di opportunità, ossia giocare.

L’oratorio è chiuso “per rumore” perché i bambini e il gioco fanno rumore;  niente danze, musiche e giochi per i bambini di questa parrocchia accusata di essere troppo chiassosa.

Ci stiamo sempre più tristemente abituando a silenzi comodi e sicuramente maggiormente “gestibili”, quelli di bambini che al chiasso di un cortile di un oratorio preferiscono di gran lunga il silenzio e la “pace” del loro tablet o del loro smartphone, di fronte ai quali passano ore lunghe e interminabili. Mangiano di fronte al tablet, finiscono i compiti in fretta e alla rinfusa per correre a giocare al loro gioco elettronico preferito, si isolano nel buio delle loro camerette e delle loro solitudini in una quiete apparentemente confortante per gli adulti e il cui silenzio, quello sì, veramente intollerabile e assordante. E noi adulti diventiamo complici, se non promotori, di condotte di vita sempre più asociali e pericolose, in virtù della nostra tranquillità.

E’ questa la società che immaginiamo? Una società sempre più a misura degli adulti e meno dei bambini? Una società in cui agli schiamazzi dei giochi e ai rimbalzi di un pallone sia inevitabile rispondere solo con ordinanze di giudici?

San Filippo Neri, l’inventore degli oratori, che a chi si lamentava della “troppa allegrezza” dei suoi ragazzi, rispondeva di lasciarli vivere la loro allegria giovanile lontani da ogni malinconico silenzio, avrebbe certamente richiamato la sua famosa ammonizione “State buoni, se potete” per calmare gli animi vivaci di questi giovani “disturbatori della quiete pubblica”, ricordando, nel contempo, a noi adulti, affacciati ai balconi, che l’accoglienza e l’educazione dei più piccoli hanno il rumore dell’allegria e della gioia e non il silenzio dell’egoismo e dell’indifferenza.

Agnese Gagliano

Presidente CSI Sicilia