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L’ Angolo del Presidente

Il 2019 è appena iniziato e non possiamo non augurarci che  la nuova stagione alle porte possa vedere un maggiore riconoscimento, da parte di istituzioni, politiche sociali e società civile, al valore dell’attività sportiva che è il nostro pane quotidiano.

L’attività sportiva, è fondamentale per lo sviluppo integrale ed equilibrato delle persone. Quando la pratica sportiva è sostenuta dalle Istituzioni, la conseguenza diretta è un miglioramento complessivo della società. Detta così tale affermazione può apparire una semplificazione, ma non occorre ricordare come tutti gli studi in materia dimostrino su più fronti di indagine, che l’attività motoria è essenziale per l’equilibrio psicofisico e per la tutela della salute. Ancora oggi non ci si rende ben conto di quanti danni arreca alla salute della gente, di ogni età, la scarsa attività motoria. Eppure i dati sono chiari: il 35% degli Under 18 non pratica alcuna disciplina sportiva e due terzi della popolazione, cioè circa il 66 % degli italiani, non fa alcuna attività fisica. Tali dati sono ancora più allarmanti nel Mezzogiorno dove più di 1 minore su 3 non pratica alcuno sport.

In compenso esplodono le cosiddette malattie del benessere che gravano già ora sulla vita di ragazzi, giovani, donne e uomini, ma che proiettano nel futuro una società formata da malati cronici, sofferenti, da curare ed assistere.

Non meno importante è il valore sociale ed economico della pratica sportiva. Nei ragazzi la relazione che si instaura attraverso la condivisione di un’attività sportiva, non necessariamente di squadra, è fondamentale perché crea partecipazione, fuoriesce dall’individualismo, elabora modelli solidali, essenziali alla formazione e all’ educazione dei giovani stessi. Lo sanno bene le famiglie, che affidano con fiducia i loro figli alle società sportive, e lo sanno gli esponenti delle istituzioni civili che si occupano della comunità. I ragazzi che fanno sport sono “sottratti alla strada” e ai pericoli ad essa connessi. Bambini e adolescenti inseriti in un contesto di squadra, di amicizia, con a fianco adulti che li sorvegliano e li guidano avendo a cuore il loro futuro, sono al riparo dai pericoli di esclusione ed emarginazione perché immersi in un ambito relazionale educativo virtuoso.

Il CSI ha sempre fatto la propria parte, fungendo da riferimento per le società sportive, specie quelle piccole e meno strutturate. Ha costruito relazioni con il mondo della scuola, ha percorso un lungo tratto di storia sociale e sportiva insieme con gli oratori e le parrocchie, condividendo proposte e progetti. Perciò, a maggior ragione, oggi il CSI sente la responsabilità di generare una nuova energia a favore della promozione sportiva. Deve farlo, anche e soprattutto in periodi confusi come quello che stiamo vivendo, rivolgendosi alle istituzioni pubbliche, al mondo scolastico, alle famiglie.

Forti dell’enorme patrimonio umano, civile e sportivo rappresentato dall’esercito di dirigenti al servizio delle piccole e numerose società sportive minori, che operano nelle periferie più fragili delle nostre città, abbiamo il dovere di continuare a portare sulle spalle la responsabilità di organizzazione dell’attività ludica e sportiva sostenendo anche i rischi connessi ad una normativa fiscale ingarbugliata, agli aspetti legali sempre più pesanti, alle responsabilità sanitarie.

Questa è la ricchezza vera dell’Italia che vuole fare sport, e come tale va tutelata. Custode è ciascuno di noi, chiamato, non in ultima analisi, anche a chiedere alla politica di riconoscere il valore e la ricaduta sociale del nostro operare.

Agnese Gagliano

Presidente CSI Sicilia