News

Post

L’ Angolo del Presidente

Quest’anno il Centro Sportivo Italiano compie 75 anni.

75 anni di storia in cui il cammino dell’associazione ha solcato le profonde trasformazioni che la società ha subito negli ultimi decenni mantenendo salda la sua identità e la sua mission.

Luigi Gedda, il fondatore del CSI, in occasione dei primi 10 anni di vita dell’Associazione, scriveva che erano rimasti immutati i capisaldi dell’Associazione,   perchè radicati nei valori cristiani che ne continuavano a  rappresentare la linfa vitale.

L’ispirazione cristina che è nel nostro DNA e che è anima dell’azione sociale che il CSI continua a svolgere, a distanza di oltre settantanni, soprattutto nelle periferie fragili e con le fasce più deboli della nostra società, è ancora così vivìda e feconda? Abbiamo il dovere oggi, da dirigenti consapevoli e appassionati, di interrogarci sulle nostre radici.

Luigi Gedda scriveva allora, in quell’imporante anniversario, con amorevole attenzione, dei giovani “poveri” ai quali si rivolgeva l’ Associazione: le periferie delle città, dove i giovani erano spesso abbandonati a se stessi da famiglie disperate e incapaci di educarli; i paesini della campagna nel Sud come nelle montagne del Nord. Erano gli anni dell’impegno della Chiesa, attraverso l’Azione cattolica, per favorire la crescita morale e civile delle generazioni più giovani. Ma erano anche gli anni dell’analfabetismo diffuso, delle malattie che aggredivano soprattutto i più fragili e che ancora la sanità italiana era incapace di contrastare. Bisognava avere coraggio e grande visione del futuro per intuire che in quella situazione sociale era possibile, anzi era necessario, cominciare ad organizzare lo sport di base, lo sport di tutti, lo sport che include. E Gedda e i dirigenti di lalora questo coraggio e questa lungimiranza la ebbero, fra mille difficoltà e ostacoli.

Quali sono i nuovi “poveri” a cui si rivolge oggi la nostra Associazione? Quali sono gli “ultimi” che in una visione autenticamente cristiana rappresentano il nostro “prossimo”? Forse è su questo che dovremmo interrogarci per capire se siamo ancora fedeli ai nostri principi e alla alta funzione sociale che il CSI si è fatto carico nella società di ieri e di oggi.

Quali sono le sacche più fragili della società in cui l’inclusione sociale attraverso lo sport può e deve fare la differenza? Non certo i piccoli campioni delle scuole calcio o coloro per cui lo sport è eslusivamente disimpegno e divertimento. Perlomeno non esclusivamente loro ai quali comunque intendiamo rivolgere la nostra azione educativa. Se si guarda, infatti, allo sport come  occasione educativa, formativa e sociale, lo sport a cui si guarda non può che essere uno sport che include specialmente coloro che da ess sono più distanti, per abitudini, possibilità economiche, estrazione sociale.

Solo uno sport per gli “ultimi”, per coloro che nessuno vuole in squadra, per coloro di cui la nostra società e politica sembra disinteressarsi, è lo sport autentico che intende continuare a  realizzar il CSI, fedele alle proprie radici e soprattutto al proprio futuro.

Agnese Gagliano

Presidente CSI Sicilia